ÒSTRAKON
L’òstrakon, che letteralmente significa
“conchiglia”, è un termine che indica generalmente un frammento di terracotta,
preso da un vaso o da un altro utensile in coccio rotto, sul quale si scriveva,
si incideva o si disegnava qualcosa. In Grecia questo era un supporto spesso
usato in guisa di scheda elettorale o per indicare, per votazione, il nome di
chi si voleva allontanare dalla città. Da questo uso particolare nasce quindi
il termine ostracismo.
Nel nostro caso gli òstraka (plurale di òstrakon) ospitano dei caratteri in lingua sacra (geroglifico egizio, carattere dell’ebraico quadrato, sanscrito o rune) con significati e vibrazioni ben precisi che possono portare armonia alla persona che li porta con sé o all’ambiente in cui vengono esposti.
Il supporto su cui sono impressi questi caratteri sacri è l’argilla, materiale dalle notevoli proprietà e che per le sue caratteristiche costituisce un vero e proprio ponte tra il piano minerale (livello in cui, secondo l’alchimia, si manifestano gli archetipi al loro grado più puro) e il piano vegetale, più prossimo all’uomo e quindi in grado di “comunicare” con esso in modo più diretto.
L’argilla, per la sua struttura molecolare e per la sua composizione chimica, contiene tre dei sette archetipi planetari (Saturno, Sole e Luna), richiamando nei suoi punti nodali (il primo, quello centrale e l’ultimo), la tradizionale Sequenza Caldaica. Quest’ultima si manifesta nel nostro corpo fisico nelle sette ghiandole endocrine che fanno eco ai chakra orientali. Non potremmo immaginare quindi, anche per questo motivo, un materiale più adatto a sostenere la vibrazione degli alfabeti sacri.
Ogni Ostrakon è realizzato a mano, rispettando le fasi lunari più opportune e tenendo conto delle configurazioni planetarie più idonee. Tutto questo li rende estremamente “vivi” ed efficaci, trasformandoli da semplici oggetti in preziosi compagni del nostro viaggio terreno.
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Le dimensioni possono variare (a seconda del modello) da 4,5 a 7 cm circa di larghezza per un’altezza di circa 3 cm.
USO
L’òstrakon può essere semplicemente portato con sé (in tasca, nella borsa) o esposto nell’ambiente dove si soggiorna.
Effetti più marcati tuttavia si ottengono dedicando qualche minuto al giorno ad una pratica di osservazione attiva, seguendo i caratteri con gli occhi ed eventualmente con le dita. Chiudere poi gli occhi e visualizzare i caratteri con l’occhio della mente, immaginandoli luminosi e pulsanti, tenendo l’òstrakon fra le mani chiuse a conchiglia. Dopo aver attivato i caratteri in questo modo, rappresentarsi la situazione desiderata come se fosse già realizzata.
Chi conosce il Fosfenismo (www.fosfenismo.it) può utilimente aggiungere i fosfeni all’intera pratica.
L’òstrakon può anche essere utilizzato come testimone-rimedio sui grafici radionici per un’azione a distanza.
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ATTENZIONE: quanto riportato fa capo alla Tradizione e agli studi di diversi ricercatori contemporanei; viene trasmesso a titolo informativo e non costituisce garanzia di efficacia in ogni singolo caso. Questi articoli non sono da intendersi come sostitutivi di trattamenti medici.